Sulle orme dei Beatles e della musica British - Giorni 5 e 6

Cos'è successo il 5° giorno? Niente di che a dire il vero, o per lo meno, niente di interessante a livello musicale, ho fatto shopping, si ho comprato due dischi in un negozio favoloso di Brighton, Resident, una fornitura da paura! Consiglio un giro ovviamente! Poi mi sono diretta in stazione e ho cambiato 4 treni per giungere alla città della musica. Il viaggio è stato piacevole (come il porridge mangiato a colazione), ho parlato con alcuni ragazzi molto simpatici che mi hanno messo in guardia sullo Scouse, l'accento di Liverpool difficile da comprendere per chi non ne è abituato. Sono arrivata in città circa alle 19 e ho raggiunto in pochi minuti il mio hotel sopra un pub. Ci tengo a sottolineare come alle 19 la città a differenza di Canterbury e Brighton fosse ancora in fermento. C'era un sacco di vita, l'ho adorata da subitoimmediatamente. Il tempo di sistemarmi nella mia micro stanza e sono uscita per una passeggiatina nei dintorni. Giusto per capire quanto distava il centro da me, veramente poco! Era pieno di pub e la musica era ovunque, ad alto volume ovviamente! Ma ora catapultiamoci insieme nel cuore del giorno 6, venerdì 6 luglio.

"The sun is up, the sky is blue, is beautiful and so are you" sto già canticchiando stamattina. Oggi mi aspettano diversi musei, sono tutti al porto, il Dock Albert, devo attraversare tutto il corso centrale a piedi per arrivarci, mi ci vorranno circa 20-25 minuti, sono sicura che lungo la strada troverò tanti posti per fare colazione.
Arrivo a Liverpool 1, un mega quartiere commerciale, ed ecco che appare il mio amico Costa Coffee, una garanzia! Scopro che si può chiedere pane tostato con marmellata ed ecco che finalmente ho la colazione che desideravo! Dopo il carico di energia continuo il percorso e arrivo nella zona del porto. Oddio è bellissimo. Se avete visto Across the Universe, ecco le sue location, costruzioni in pietra rossa, alte grandi, che ricordano le industrie, del resto è il quartiere navale, qui le navi le costruivano. Io vi giuro che la sensazione è quella di vedere e sentire ancora le famiglie, gli uomini, le donne e bambini che cercavano attraverso questo porto, un sogno, un futuro, magari in America. 
Questo era il luogo della speranza, e purtroppo a volte della morte. E' emozionante perché è come se fosse rimasto tutto fermo da più di 100 anni, anche se in realtà è tutto perfettamente in ordine, pulito e modernizzato. Ma eccomi ora davanti al British Music Experience.
E' aperto da poco e ci sono altre 4-5 persone non di più. Pago il mio ingresso 10 sterline, ho uno sconto residenti, (scherzo ahahah, uno sconto turisti).
Ingresso British Music Experience
Non è molto grande la struttura, c'è un'ampia sala centrale con luci soffuse e tanti schermi che proiettano immagini e video di artisti e band ovviamente britannici, e un sentiero a serpentina lungo il perimetro. L'intento di questa esposizione è quello di ripercorrere la storia dei maggiori artisti del regno unito tramite immagini, citazioni, cimeli, video e giochi interattivi. Tanto spazio dedicato ai Beatles, a Jimi Hendrix, agli Who, ai Queen e tanti altri. 

Jimi Hendrix Corner
C'è anche una piccola zona dedicata alla storia dei supporti per ascoltare la musica, davvero molto interessante. Il percorso parte dal Jazz, passa per lo skiffle, il rock, il pop, il rock psichedelico, progressive, hard, il metal, la dance la house e la tecno ecc.. . E' qui che ci si rende conto del patrimonio immenso che la loro patria detiene musicalmente. Ma perché a Liverpool? Liverpool è stato il porto più importante per la Gran Bretagna, era uno dei maggiori, ed era il punto principale di scambio e di commercio con gli stati uniti. Ecco perché qui la musica aveva ampio margine di sviluppo, perché l'importazione dei dischi stranieri tramite le navi, approdava proprio qui permettendo di attingere a nuove idee, rielaborarle farle proprie ad avere sempre nuovi stimoli, portando innovazione. 

Spice Girls e le boyband
Nell'ultima parte dell'expo c'è la zona di sperimentazione invece, una serie di chitarre, bassi e batterie elettroniche sono a disposizione degli utenti per provarli e sentirsi piccoli musicisti, ci sono alcuni tutorial in formato video per chi per la prima volta prende in mano lo strumento e vuole cimentarsi in qualche battuta. Stupendo! Dopo due ore passate a provare tutte le attrazioni interattive, a vedere l'ologramma di Boy George cantare sul palco, ad ascoltare interviste e leggere tutte le targhe, decido che non posso piantare la tenda e mi avvio verso l'uscita, ovviamente solo dopo aver suonato un basso, una chitarra, un pezzo alla batteria e cantato Bohemian Rhapsody in una simil sala incisione.
Una volta fuori ragiono un attimo e rimango solo un pochino sconcertata, perché effetivamente di alcuni pilastri della musica locale non ho trovato niente se non il nome scritto su qualche elenco, vedi Genesis, Jethro Tull, ELP, i miei amati Caravan, Cure, Joy Division, Blur, Kasabian, e potrei continuare per righe e righe. Penso che il posto sia molto valido ma vada arricchito, non tanto di materiale, quanto per lo meno di piccole zone o angoli dedicati ad ogni gruppo. Inizio a pensare che potrei propormi io di curare questa cosa. Appena torno in Italia mi propongo. DEVO. No, non i DEVO! Io! 
Lascio comunque il museo carica di adrenalina e dopo un panino veg al volo mi fiondo al Beatles Story

The Beatles Story Liverpool
Altre 17 sterline se non ricordo male, ma almeno è inclusa un'audio guida in tante lingue che ti accompagna per tutto il percorso. La voce narrante ti trasporta sulle orme dei Fab 4 e ne racconta la storia per filo e per segno,dai primi incontri, allo scioglimento, alle carriere soliste. Seguendo le varie tappe si percorre tutta la storia passando attraverso ricostruzioni di stanze, locali, ambienti dove loro sono cresciuti, il tutto arricchito da foto, giornali e strumenti realmente utilizzati da loro.

Testata giornale Mersey Beat

A metà giro, quando mi fermo nel Cavern ricostruito mi siedo a fissare il palco allestito come avrebbe dovuto essere. 

The Cavern Club at Beatles Story
E' arrivato per me il momento di fare una confessione. I Beatles non sono il mio gruppo preferito. Già. Però mi vengono brividi e occhi lucidi. Perché? Boh, perché ho sempre visto negli occhi di quei 4 ragazzi tanta spontaneità e naturalezza, allegria e semplicità, proprio quella che potrebbe avere chiunque di noi. E questo vederli così umani è commovente. Continuo il mio percorso e arrivo alla tappa dedicata a Brian Epstein, il loro leggendario manager, una persona che in vita ha sofferto tantissimo, ho letto anche un fumetto su di lui. Ed ecco che di nuovo sapere del forte legame tra lui ed i ragazzi, dell'amore che lui ha messo nel cercare di fare sempre il meglio per loro e di come purtroppo se ne sia andato prematuramente mi fa di nuovo venire i brividi e un nodo alla gola. Anche se siamo abituati a vedere un 5° Beatle in George Martin, il produttore che giustamente meriterebbe il titolo, secondo Paul McCartney lo scenario era diverso "Se c'è stato un 5° Beatle, questo è sicuramente Brian Epstein". Proseguo e arrivo nel quartiere della Beatle Mania, si, sto per mettermi le mani nei capelli e urlare, si possono sentire le voci delle fans in delirio registrate e io ovviamente cedo.

Beatle Mania
Tra l'altro vedo un irresistibile paio di collant, e le desidero veramente troppo. Spero di trovarle nello shop alla fine del percorso!

Beatles' Merch at Beatles Story

Camminando ancora mi ritrovo dentro un sottomarino giallo, proprio lui! E vicino c'è anche l'autobus del Magical Mistery Tour, in sostanza eccoci nella zona dedicata anche alle loro produzioni cinematografiche. Posso assicurarvi che essere fisicamente qui dentro isola talmente tanto da tutto il resto del mondo che veramente mi sento in un altro pianeta. Mi sento negli anni 60, mi sento dentro a quelle sensazioni e quelle emozioni, non connetto più con la realtà, è qualcosa di stupendo! 
Arrivo alla fine e ho la fortuna di vedere gli occhiali veri di John, le bacchette vere di Ringo e video speciali dedicati ai 4 musicisti. 

Occhiali John Lennon al Beatles Story

Come si fa a non amarli? Li vediamo sempre felici e sorridenti, pensiamo che sono o sono stati ricchi e famosi, poi invece prestiamo un attimo attenzione alle interviste, alle parole dei testi delle canzoni ed alle melodie ed ecco che arriva la connessione. Soffrono, hanno sofferto, come noi. Stessi problemi, paure, preoccupazioni, stessi dolori. Ecco l'empatia, ecco la musica, ecco quella connessione che ci fa sentire sempre compresi, che ci fa capire che finché lei c'è non saremo mai soli, perché anche se non li abbiamo conosciuti dal vivo, siamo stati uniti da un filo, quello delle emozioni. Ecco perché sono venuta qui, ecco perché ho scelto la città della musica. Non vi dico altro su questo posto perché vale la pena vedere con i propri occhi, sentire con le proprie orecchie e percepire con i propri sensi. Unico spoiler? Non c'erano le collant nello shop, uffaaa!

Ritorno piena d'amore e gonfia di felicità  verso il centro della città, c'è tantissima gente in giro, molti musicisti per la strada, tantissimi posti dove sedersi per una pausa, sono tutti molto felici pare! Questa città è calda e accogliente ovunque e comunque! Ho un progettino per la serata quindi do un'occhiatina veloce ai negozi, prendo un cappuccino e poi vado a darmi un lavotto, me lo merito.

Scopro tramite un gruppo facebook per Italiani a Liverpool che a meno di 1 km dal mio hotel c'è un locale chiamato Caledonia, pare che sia l'incontro di tutte le cose che mi piacciono, cioè: locale non affollato (quelli del centro sono sommersi di gente, e spesso un po' alticcia), cucina vegana e musica jazz. Cosa voglio di più? Sono un pochino intimorita perché 1 km a piedi alle 20 è affrontabile, ma come sarà alle 23.30? Sarà prudente tornare da sola? Io ci provo, poi al massimo se la vedrò proprio male tenterò con un taxi. Mi armo di coraggio e sprezzo del pericolo e mi incammino. In effetti è molto tranquillo, ci saranno 10-12 persone dentro, mi sento a mio agio. Chiedo per cena come funziona e mi danno un menù. C'è qualcosa che non va. E' illeggibile! Non sembra inglese! Poi, dopo una manciata di secondi capisco. Gli ingredienti sono nomi finti tipo baeocn al posto di bacon per far capire che è pancetta vegana. Si ok ma cos'è? Chiedo conferma perché un po' sono dubbiosa: "è tutta cucina vegana vero?", "Si si!". Ok bene, visto che da quel menu curato dalla Cali Vegan Kitchen non capisco niente, ordino un classic burger. Sto sul semplice!
Mi siedo in un tavolino vicino a 4 ragazzi giovani che sembrano a posto. Da cosa non lo so, ma non puzzano, non sono ubriachi, quindi decido che sono perfettamente ok. Finito il mio ECCELLENTE panino, e non sono sarcastica, mi avanzano tutte le patatine. Cavolo, mi scoccia buttare il cibo. Decido che ho un ottimo aggancio per fare amicizia. Ora o mai più. Ora o le patatine diventeranno rammollite. Mi alzo, vado!
"Ragazzi, io non mangio le patatine, ve le lascio qui.", pausa, "Non sono avvelenate". 
Gli scappa la risata. "Ma sei sicura? Non le vuoi? Grazie!". 
"Si si, io non mangio cose fritte. Ehm, ma vi spiace se quando inizia il concerto mi siedo al vostro tavolo visto che viaggio da sola e mi sto annoiando?" 
"Perchè dopo? Subito! Vieni qui". 
Aggiungono senza indugi una sedia al tavolo. Oddio ce l'ho fatta! Contentissima mi siedo con loro. Ed ecco che mi trovo a chiacchierare con Tom, Charlie, Chris e Dom, età media 22, tutti di Liverpool. Sono simpaticissimi e gentilissimi, mi trattano come se fossi un'amica di sempre, una del gruppo, e mi coinvolgono nei loro discorsi (quando capisco eheheh). Si ammetto di avere qualche difficoltà, il ragazzo in treno aveva ragione, qui parlano strano! Mi spiegano che l'accento scouse complica le cose non solo agli stranieri, ma anche agli inglesi stessi, un po' sono rincuorata. Finalmente alle 21.30 arriva il trio Jazz che stavamo aspettando, il Blind Monk Trio

Blind Monk Trio at The Caledonia

Ci bastano 5 minuti per capire che sono devastantanti. Tre belve, sassofonista tastierista e batterista. Una passione, una potenza, e un'energia assurda. Sono, anzi siamo, sconvolti, nessuno si aspettava una prestazione del genere. Siamo emozionatissimi, e condividere questo momento con i ragazzi è ancora più bello, è tutto amplificato. 


Alla fine del concerto mi supplicano di passare la nottata in giro per pub a bere, come una vera giovane liverpooliana dovrebbe fare, ma non mi convincono; in ogni caso ci incamminiamo insieme verso il centro, loro diretti ad un locale e io all'hotel. Ed ecco che il problema di percorrere da sola la strada del ritorno è risolto, ma realizzo che in ogni caso non sarebbe stato affatto rischioso, le strade sono PIENE di gente. Fiumi! 
Tra un misto di euforia ed iper-eccitazione per la bella serata passata, li saluto dispiaciuta e prometto di tornare a trovarli. Percorro gli ultimi metri passando davanti alla stazione e attraversando il pub dove alloggio, ancora pieno di signori coinvolti un un "bellissimo" karaoke country. Nonostante la lunga e faticosa giornata so che non dormirò per un bel po', troppa adrenalina! Ecco che di nuovo sto vivendo la vacanza dei miei sogni. 





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