All you need is L...iverpool - Giorno 7
Non ho dormito molto, evidentemente ho ancora troppa adrenalina in circolo, pazienza, sono in ferie, posso fare le cose che voglio. Solito appuntamento da costa coffee, sento dire "qui c'è meno aria, meglio se ci sediamo qui", allora saluto le mie vicine di colazione con un bel BUONGIORNO! Una signora italiana con la madre sono in vacanza proprio qui. Scambio qualche chiacchiera e trovo un bell'incoraggiamento da questa signora iper giovanile, Federica, che mi racconta di come lei a 18 anni senza internet sia andata a Londra da sola per cambiare aria e si sia arrangiata in tutto e per tutto. Mi dice che sono da ammirare e che mi capisce benissimo; queste iniezioni di coraggio e fiducia nutrono l'anima. Pochi minuti dopo scopro addirittura che anche lei suonava il flauto traverso e lavora nel mondo della ginnastica. Coincidenze? Io non credo. Felice felice mi accorgo che anche il tappo della mia marmellata vuole che io condivida la mia felicità.
Ho bisogno di altre conferme per capire che la mia trovata della vacanza in solitaria è stata un'idea eccellente? No. Oggi ho in programma di fare un giro al Mersey Maritime Museum, cioè il museo marittimo, ma prima passo a salutare i miei amici John, Paul, George e Ringo, che si trovano proprio al porto poco prima del museo (foto sopra).
Il museo è gratuito, ottima ed inaspettata sorpresa. E' composto da più piani e ci sono spazi dedicati alle grandi tragedie della Lusitania, del Titanic, delle svariate guerre e dello schiavismo. Poi invece ci sono zone di approfondimento della vita nella marina, con curiosità, storie, racconti, testimonianze e video. E' molto vasto ed interessante, ma vi devo avvisare, il Titanic non è salpato da Liverpool, quindi non rimaneteci male, non dite che non ve l'ho detto! Ho scelto questo museo perché il mondo del mare mi affascina quanto terrorizza, ma in alternativa c'è anche il Liverpool Museum, sempre nello stesso quartiere, che ha una panoramica molto ampia sulla città, perché non è monotematico ma tocca tanti argomenti tra cui, la musica, visto che siamo in tema.
Esco dal mondo dei siluri delle boe e dei salvagenti, seguo i miei piani e mi dirigo in una zona che mi hanno suggerito ieri i ragazzi, il Baltic Market. Non ha a che fare con la musica ma è molto caratteristico e decisamente poco turistico, una specie di zona dedicata allo street food con una serie di localini in un quartiere staccato dal centro, che sembra sbucato dal passato. Ecco una delle chicche degli angoli nascosti di Liverpool, peccato solo che io non abbia fame perché è ancora presto, quindi scruto e proseguo.
Ieri sera mentre andavo a piedi al locale sono passata vicino ad una chiesa o presunta cattedrale con un parchetto intorno, sembrava molto suggestiva e ho pensato che avrebbe potuto essere un buon posto per un pranzo all'aperto, quindi ora ci posso proprio andare. Mi procuro un panino take away e mi dirigo verso quelli che poi scopro essere i Saint Luke's Church Gardens, (7 Leece St, Liverpool L1 2TR). Ora che la vedo bene è incantevole, questa chiesa ha perso il soffitto e i vetri ed acquisito un enorme fascino, scopro che è stata bombardata durante il Liverpool Blitz del 1941, in piena seconda guerra mondiale. Ottima location, valeva la pena farci un salto.
Mi incammino ora verso il punto di ritrovo, zona Lime Street, perchè alle 15 mi aspetta un tour guidato a piedi di 2h e 30 per conoscere i luoghi dei Beatles della città. Arrivo e scopro che causa quarti dei mondiali di calcio dell'Inghilterra, il tour non avrà luogo. Se da un lato sono contenta perché mi sarebbe dispiaciuto perdere la partita, dall'altra sono abbastanza amareggiata perché sapendo di avere una guida non ho fatto le ricerche necessarie a fare un percorso a tappe da sola. Questo significa che il mio piano è quasi completamente da abbandonare e che non vedrò le cose principali per cui sono venuta qui. Rimangono due cose da fare, uno trovare dove vedere la partita, due andare almeno almeno da sola a vedere il Cavern Club, cioè il locale dove suonavano abitualmente i Beatles.
Per unire la mia voglia di partita al desiderio di fare almeno una foto davanti al Cavern ho scelto proprio di andare in Matthew St, cioè la via del sopracitato luogo leggendario, tempestata di locali che portano nomi legati ai Beatles. Questa zona so essere pura follia.
Ci ero passata anche la sera prima e devo dire che se mi chiedessero come rappresentare il delirio puro direi "Matthew Street". Musica a volumi improponibili, sembra che ogni locale sfidi quelli accanto per far vedere chi ha le casse più potenti, una decina di addii al nubilato in contemporanea, 50esimi compleanni come se non ci fosse un domani e ...alcol. Tantissimo alcol. A quest'ora del pomeriggio però, vista la partita il clima è diverso, gente ovunque che canta, parla, ma a causa della tensione contiene l'entusiasmo, del resto non puoi festeggiare finché non fai goal. Mi fermo in mezzo alla folla davanti ad uno schermo alla portata della mia altezza.
Due ragazzi mi fanno segno di passare avanti, mi prendono in mezzo a loro e iniziano a dirmi qualche parola in spagnolo. "Ehm....guys, i'm not spanish! I'm italian". "WOOOOO PASTA CARBONARA!". Sono molto felice. Mi aspettavo pizza, mafia, mandolino e Berlusconi. Con "Pasta Carbonara" devo dire che abbiamo fatto un NOTEVOLE passo avanti, accantono un attimo il mio vegetarianesimo per godermi di più il momento. Sono molto molto simpatici e spiritosi, iniziano ad elencare tutti i calciatori italiani e mi raccontano di uno chef italiano che insegna in tv a cucinare agli inglesi e che si arrabbia spesso, una specie di Gordon Ramsey nostrano; al ritorno a casa ho trovato poi qualche video di questo famoso Gino D'Acampo e mi sono fatta due sonore risate.
Tra una chiacchiera e l'altra finisce la partita e l'Inghilterra vince! Tutti cantano "It's coming home!", una canzone dei Lightning Seeds, bellissimo! Bandiere ovunque entusiasmo alle stelle. I due ragazzi mi invitano a bere. No calma io sono praticamente astemia. Li ringrazio e carica come una molla decido che è il momento di proseguire lungo Matthew St. e andare al famoso Cavern qualche metro più in là. Passo davanti al Grapes, locale dove spesso si fermavano i Beatles a bere qualcosa prima o dopo i concerti (nella foto sulla destra).
Ed eccomi finalmente qui, nel leggendario locale di Love Me Do. Al Cavern tra l'altro ho saputo che al venerdì sera suona sempre un gruppo tributo dei Beatles appunto, ma davanti all'alternativa di sentire del Jazz, io ieri ho scelto il Jazz. Alla fine amare la musica significa supportarla in tutti i sensi, ritengo non sia il massimo vivere solo nel passato e adulare solo i grandi musicisti che sappiamo già aver fatto la storia, quindi sono la prima a scegliere a volte di andare a sentire gruppi nuovi ed emergenti piuttosto che le canzoni che so già a memoria. Gruppi tributo dei Beatles alla fine se ne trovano spesso anche in Italia, unico rammarico non essere entrata fisicamente nel pub, ma avendo visto ieri la ressa fuori, forse ho fatto bene così.
Alla fine della via poi trovo un angolino curioso dedicato ai grandi artisti Britannici, un muro, chiamato "Wall of Fame" dove ogni mattoncino porta un nome, veramente una bellissima iniziativa. Ne conoscete alcuni? Questo è solo un piccolo scorcio.
Il mio Beatles Tour si conclude qui, la ricerca degli altri posti è troppo complessa da fare sul cellulare, e consapevole del fatto domani andrò a vedere le case di infanzia di John e Paul, decido di accontentarmi e programmare al più presto un ritorno in città per effettuare questo famoso Beatles Walking Tour. Io avevo prenotato con una compagnia, che però nonostante la gentilezza di rimborsarmi, non mi sento di pubblicizzare in quanto ritengo almeno almeno che avrebbero dovuto avvisarmi con qualche ora di anticipo, non all'ultimo. Di tour organizzati ce ne sono tanti, sapendolo per tempo almeno avrei avuto modo di cercarne un altro, ma così non è stato. Quindi se siete interessati, so che al Beatles Story (il museo di ieri) organizzano il Magical Mistery Tour, prenotabile in loco. Penso che sia affidabile e utilizzi anche un autobus per gli spostamenti più lunghi, così se siete stanchi o avete al seguito amici che non riescono a scarpinare troppo, non avrete problemi. Cerco di vedere il lato positivo di questa cosa: HO UNA SCUSA PER TORNARE ASSOLUTAMENTE. Torno in hotel per lavarmi, lo necessito veramente troppo. Metto un piede sull'uscio del pub-hotel e un ragazzo molto carino mi urla "IT'S COMING HOME", rispondo "IT'S COMING HOME!". Ed ecco che lui e l'amico mi intortano e vogliono festeggiare la vitoria con me. La stanchezza e la voglia di lavarmi mi hanno fatto rispondere "forse più tardi". Me ne sono pentita amaramente. Giuro, in quel momento sono stati lo sporco che avevo addosso e la voglia di profumare di pulito a parlare al posto mio. Peccato perché quei due minuti passati con loro a parlare del mio braccialetto (non so perché) erano stati davvero piacevoli. Non sono stata pronta a rispondere e mi è dispiaciuto moltissimo. Cogliere le occasioni al volo non è sempre facile. Così un'ora dopo mi trovo a cercare la cena da sola per l'ennesima volta, mannaggia. Vado in un localino molto fine, il Ma Boyle, e scelgo di provare il piatto tipo di Liverpool, la Scouse (ovviamente versione vegetariana) che si rivela essere una zuppa con carote piselli patate, tutta roba vegetariana un sacco buona no? (cit).
Ottimo piatto davvero! Questi inglesi mi stanno stupendo sempre di più!
Più tardi passo verso il centro per tornare in stanza. Effettivamente il sabato sera in centro è il caos, realizzo che senza ombra di dubbio qui l'alcool è un problema. Purtroppo ho assistito a spettacoli poco carini, niente di pericoloso, piuttosto schifoso. Va bè, siamo poi in una grande città di giovani, ed è abbastanza libertina, quindi probabilmente queste cose dove capitano se non qui?
Vengo raggiunta da uno dei ragazzi del gruppo Italiani a Liverpool che mi porta gentilmente dall'altra parte del Mersey, il fiume che spacca la città. Così finalmente riesco a vedere lo Skyline notturno della bellissima Liverpool. Stupendo! Non ho fatto foto però lo ricordo benissimo. Sono un misto fra felicità ed amarezza, domani sarà l'ultimo giorno, io non voglio andarmene da qui. Ci sto lasciando un pezzetto di anima.
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Paul Grogan Photography |
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